raBARBAbietola =)

è da un bel po’ di tempo che non pubblico qualche pasticcio uscito dalla mia cucina, ma questo non significa che non ne abbia realizzati. anche se devo ammettere che dopo un periodo in cui i dolci si susseguivano uno dopo l’altro, ho fatto una piccola pausa – se non altro per non foraggiare a dismisura quei bei rotolini di ciccia attorno al girovita… ehm…
in realtà negli ultimi tempi ho realizzato anche qualche torta che mi ha dato grandi soddisfazioni dal punto di vista estetico: la mia prima torta in PDZ (=pasta di zucchero) e altre più semplici (ma anche più buone secondo me).
tra queste ce ne sono due accomunate… dal fatto che usano degli ingredienti un po’ inusuali (e su cui sono andata un po’ in fissa, diciamolo…): il rabarbaro e le barbabietole. devo dire che avevo iniziato a scrivere questo post ormai un mese fa, ma poi è rimasto lì incompiuto. quindi ormai il rabarbaro è fuori stagione (almeno nella mia zona), mentre le barbabietole sono nel pieno del raccolto.
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giornate strane

giornate un po’ strane, queste, con l’umore che va su e giù, un po’ come questo aprile pazzerello, che un’ora piove a dirotto e poi all’improvviso esce il vento e riappare il sole caldo…
ho sistemato qualche foto di quest’ultima settimana.
un mazzolino di mughetti che mi ha portato un’amica…

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le vicissitudini di una pianta di rabarbaro

prendendo spunto da alcuni recenti post che parlano di rabarbaro e condividono ricette meravigliose, ho pensato di scriverne uno anch’io per raccontare la storia del mio rabarbaro. sì perché io al mercato non l’ho mai visto da queste parti, quindi l’ho piantato e quando è stagione lo raccolgo e me lo gusto. il povero rabarbaro non ha avuto una storia facile, almeno all’inizio, ma ora è fonte di grande soddisfazione. la taglio corta e vi racconto tutto…
qualche anno fa ero in un vivaio e ho visto in vendita una piantina di rabarbaro -una!- che mi ha subito fatto ripensare a un dessert semplice ma buonissimo mangiato a Chester, UK qualche anno prima. dato che qui è un po’ difficile da reperire, ho pensato che avrei potuto coltivarlo nel mio orto, quel rabarbaro. confesso che non sapevo neppure che pianta sarebbe diventata, perché non ne avevo mai vista una in vita mia (non consapevolmente, almeno). insomma la prendo, mi avvio alla cassa e chiedo alla commessa cosa devo fare per prendermene cura (ombra, sole, acqua, potatura… che ne so?), e la signora per tutta risposta mi dice “ma cosa vuol fargli, signora? è una piantina da 2 euro!” O__O continua a leggere