Chiedimi se sono felice

Sono successe tante cose, da quando è nato il piccoletto, che non riesco nemmno a contarle… La mia nostra vita è cambiata, stravolta, in un modo che non credevo, non immaginavo, non potevo capire. Perché gli altri te lo dicono vedrai come cambia la vita!, ma finché non ci sei dentro, finché non lo vivi sulla tua pelle, è difficile immaginare com’è davvero.

Il primo periodo è stato tosto, intenso, faticoso e per certi versi allucinante (faccio fatica a ricordare le giornate dei primi 15 giorni col piccoletto :-o). Sono stati giorni in cui si sono materializzate le mie paure più profonde: di non avere istinto materno, di non sapere cosa fare, come rispondere a questa piccola creatura tra le mie braccia, di non essere all’altezza… E il senso di inadeguatezza mi aspettava dietro l’angolo ogni volta che qualcosa non andava. Per fortuna ho un marito e una mamma fantastici, che mi hanno  ripetuto che sarei stata una brava mamma. E a forza di crederci loro me ne sono convinta anch’io… o almeno ci provo!

Poi, passati i primi 40 giorni (la quarantia ha un senso, eccome se ce l’ha!), tutto sembra un po’ più semplice… Il piccoletto è una meraviglia, interagisce, fa i discorsi nel suo linguaggio buffo, sorride con la sua bocca sdentata, e quel sorriso ti apre il cuore… e lo fa sembrare così grande e traboccante di gioia, quel cuore, che ti chiedi com’era triste la tua vita, prima di conoscere la felicità pura… Certo, l’avventura è appena all’inizio, ma noi qui non vediamo l’ora di viverla intensamente. Insieme, noi 3 🙂

settimanale - after

Et voilà! La cameretta è ormai pronta…

Proseguono i preparativi per il piccolo/a in arrivo. Lo scorso weekend siamo riusciti a finire di ricoprire i “mobili ereditati”.
Si trattava di mobili Ikea che avevano già passato un paio di mani. Dato che ci sono arrivati aggratis, ne abbiamo approfittato anche per sbizzarrirci un po’ con la fantasia, senza troppa paura di rovinare tutto.
La cameretta consiste in un armadio, un fasciatoio e una cassettiera tipo settimanale. Eccoli qui prima del nostro intervento:

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la colazione dei giorni di vacanza

svegliarsi con la pioggia che batte e impigrirsi sotto il caldo tepore del piumone, alzarsi lentamente e prendersi il tempo di preparare colazione con calma, attardarsi ancora un po’ in pigiama in giro per casa, Ludovico Einaudi a far da sottofondo, niente di urgente da fare… mi sembra di essere in vacanza!
e così stamattina spremuta di arance (arrivate 2 giorni fa con il GAS), una bella tazza di caffelatte, due fette di pane, burro e miele… mmm che bontà! ultimamente sempre più spesso nel fine settimana cerchiamo di vivere lentamente, forse per riprenderci dal ritmo frenetico del resto della settimana. e mi sembra di gustare di più i piccoli piaceri quotidiani… almeno per un paio di giorni.

pane

il nostro primo pane con pasta madre

qualche giorno prima di Natale (il 23, per la precisione), nella frenesia dei preparativi, un’amica mi ha affidato un pezzetto di pasta madre, con la raccomandazione di rinfrescarla subito… seeee! povera PM: ha dovuto aspettare qualche giorno, che le acque si calmassero… poi l’abbiamo resuscitata rinfrescata, abbiamo fatto qualche prova poco convinta con grissini e pizza… e con nostro stupore è venuto tutto buono! migliorabile con la pratica, certo, ma buono! e quindi quasi quasi il nostro tamagotchi ce lo teniamo, anche se mi sa che a volte lo trascureremo un po’: che non è facile incastrare i tempi nostri con quelli più dilatati, ma forse più “umani”, della PM.
in questo fine settimana lento quindi abbiamo provato per la prima volta a fare il pane. la ricetta è questa qui. abbiamo diminuito un po’ le dosi e usato il miele al posto dello zucchero. inoltre non avevo la farina di manitoba, così ho usato un mix di farine bio (tipo 0 + farina di cereali misti), ma mi sembra che la pasta sia lievitata bene comunque….
e che soddisfazione stamattina mangiarselo a colazione!

pane_fetta

niente foto con burro e miele…
ehi! non vi ho detto che oggi me la prendo con calma? 🙂

pausa

tempo fatto di tanti pensieri, azioni agite e subite, momenti di temerario ottimismo, altri di paura di quel che sarà… sono giorni sospesi ma anche intensi. ho poca voglia di mettermi davanti al pc, e tanta di vivermi la vita, sperando voglia essere generosa. nel frattempo mi tengo impegnata quel tanto che basta da non mandare in loop i pensieri. passo volentieri molto tempo a casa, spesso in cucina. un po’ con la mia amica di pasticci a decorare torte. tanto con lo Stampatello, uniti. parliamo parecchio in questo periodo e io mi sento profondamente grata per questo.

pausa

immagine presa dal web

martedì gnocchi!

sì, lo so che il detto è “giovedì gnocchi”… il fatto è che ieri avevo un po’ di tempo -grazie all’uscita anticipata dal lavoro- e quindi ho preparato gnocchi per cena. che poi non è che ci voglia ‘sto gran che, ma non sempre c’è il tempo di pelare le patate, metterle a cucinare, schiacciarle, aspettare che si raffreddino un po’, impastare, fare i rotolini, tagliare gli gnocchi, ricamarli con la forchetta… insomma, è un piatto semplice, ma ci si mette un po’.
mentre li preparavo ieri, in totale relax, pensavo che fino a qualche anno fa non mi piaceva molto fare da mangiare. soprattutto se si trattava del cibo di tutti i giorni… è che detesto dover pensare ogni giorno e oggi cosa preparo? anche adesso questa domanda mi assilla, ma sto cercando di prevenire il problema preparando una sorta di menù settimanale (che prima di sposarmi aborrivo il solo pensiero, ma ora che il tempo scarseggia alquanto… beata programmazione!)
ma sto divagando. fatto sta che non mi piaceva far da mangiare e nemmeno sapevo cucinare, al di là dei solit 2-3 piatti standard per ogni occasione.
poi ho cominciato a raccogliere qualche ricetta dei posti che visitavo (principalmente dolci, devo confessarlo) e da lì ho iniziato a tenere una vecchia agenda con le ricette “alla mia portata”. piano piano l’agenda è cresciuta, e un po’ anche il piacere di preparare da mangiare (soprattutto dolci, ça va sans dire).
ieri sera per preparare gli gnocchi ho tirato fuori proprio quell’agenda -che uso abitualmente del resto. è tra le prime ricette che ho inserito. è buffo perché all’epoca ricordo di aver chiesto a mia mamma le dosi e lei candidamente mi ha risposto bé, con gli gnocchi bisogna andare un po’ a occhio! e a me, tutta precisina, quell’approssimazione proprio non andava giù. ma come a occhio?!?!? continuavo a chiedermi. non tenevo conto che le patate possono essere più o meno farinose, le uova più o meno grandi, la farina che “asciuga” tanto o poco…
e così ieri sera ho fatto un po’ a occhio. le patate (quelle della campagna!) erano di una consistenza perfetta: si impastavano che era una meraviglia!
lo so che è una ricetta banale, ma vi metto qui la mia ricetta degli gnocchi “a occhio”

gnocchi di patate

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