timeout, please!

…spesso mi chiedo se sono io che ho un qualche tipo di calamita che attrae le “rogne”, o se invece dovrei semplicemente imparare a dire qualche no (e sì che mi pare di avere fatto notevoli progressi in questo senso!)
mi spiego. ho sempre fatto parte di gruppi e associazioni di vario tipo, mi è sempre piaciuto impegnarmi per qualcosa a cui tengo, e credo fermamente che valga la pena impegnarsi in prima persona per quello che ci sta a cuore (indipendentemente dal fatto che si tratti di impegno sociale, sportivo, religioso o altro…)
solo che… io ho bisogno di un timeout!!! sento di avere davvero bisogno di tempo per me, per mio marito, per prendermi cura di questo pezzo di vita non molto facile che sto attraversando.
da una parte non riesco a fare a meno di partecipare in prima persona a tante iniziative, dall’altra invece, per quanto cerchi di rifuggirle… sono loro che continuano a venire a cercarmi!!!
questa sera mi ha contattato un capo scout per chiedermi di fare un’attività sui GAS in un incontro per i ragazzi della zona. la richiesta mi mette un po’ in discussione, perché non si tratta semplicemente di parlare degli aspetti organizzativi (su quelli ormai sono abbastanza ferrata, e non sarebbe la prima volta che ne parlo), ma di fare un discorso più approfondito sul valore di acquistare tramite un GAS, sul perché della scelta GAS… inoltre avrò davanti un gruppo (spero non troppo numeroso) di adolescenti, età che mette in discussione a prescindere. insomma, non potrò di certo improvvisare. dovrò prepararmi non solo su cosa dire, ma anche su come dirlo. dovrò mettermi in gioco. mi spaventa un po’, ecco. anche se so che probabilmente poi ne uscirò arricchita.
poi però vorrei davvero rallentare un po’. partecipare alle varie iniziative come spettatrice, almeno per un po’. ne ho bisogno…

mi rendo conto che è un post un po’ sconclusionato… forse avevo solo bisogno di scrivere. di mettere sulla carta (virtuale) questo bisogno di rallentare, di mettere me, o meglio noi (mio marito e io) al primo posto, per fare chiarezza sulla nostra vita, su alcune questioni che dovremo affrontare, sulle decisioni che dovremo prendere…

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carne…

stasera volevo ritagliarmi un po’ di tempo per scrivere un post sul viaggio che abbiamo fatto durante il ponte del primo maggio, ma il programma della serata ha proposto una cosa buffa e allora intanto ve la racconto.
premetto che a me non piace la carne, ne mangio molto poca e sono molto tentata dal vegetarianesimo. tra l’altro toccare la carne cruda è una cosa che mi fa proprio impressione (brrrr, mi vengono i brividi al solo pensiero).
c’è però che questa sera c’era la consegna della carne ordinata con il nostro GAS, da congelare il più presto possibile. e c’è anche che questa sera mio marito non era a casa. eqquindi… mi sono dovuta arrangiare.
ho preparato in velocità la mia torta salata (rigorosamente veg*!) e mentre era in forno a cucinare mi sono fatta forza e… ho preso il toro per le corna (ah ah ah). che poi io sono anche un po’ delicatina, perché le bistecche, ad esempio, le voglio distese bene, non ammassate a caso dentro il sacchetto, così poi si scongelano prima e in modo più uniforme. e se possibile le vorrei anche scongelabili ad una ad una, che non si sa mai. e poi guarda che strano, le bistecche di fesa assomigliano tutte all’africa. o al sud america… e poi il macinato e lo spezzatino: ci vogliono porzioni small per noi che siamo solo in due… insomma, pensavo a tutte queste cose e mi facevo ridere da sola, io con la mia schizzinoseria! pensando ad altro, quasi non mi sono accorta che stavo toccando la carne. anche se mi sono lavata le mani ennemila volte…
vabbè, non è un’esperienza che ripeterei particolarmente volentieri, ma ripensando a qualche anno fa, quando mi sono presentata alla divisione della carne con i guanti in lattice… beh, un pochettino sono migliorata (per la cronaca: quella volta i “puristi” non mi hanno fatto toccare la carne con i guanti perché altrimenti ne avrebbe “preso il gusto”. quindi sono stata destinata a scrivere sulle etichette. pericolo scampato… almeno fino a casa! magari una volta se ho l’ispirazione vi racconterò tutto l’aneddoto del mio quarto di bue).

Lemon meltaways… my way

ho questo post nelle bozze da un po’ ormai… solo che non ho mai avuto il tempo di sistemare qualche foto. alla fine stasera ne ho scelte un paio al volo, altrimenti non lo pubblico più…
è capitato che avevo dei limoni in più comperati con il nostro GAS. mi sono ingegnata ad usarli al meglio perché erano profumatissimi e davvero buoni. e come non pensare ai dolci?
c’è da dire che non vado pazza per il succo di limone nei dolci. trovo che il gusto si rovini proprio con la cottura. invece adoro la scorza e il profumo che regala alle preparazioni. una sorta di amore-odio, che peraltro provo anche nei confronti degli altri agrumi nei dolci…
però avevo questi limoni profumati che mi dicevano usami! e insomma alla fine ho ceduto. i famosi lemon meltaways erano da tempo nella mia to do list per cui quale occasione migliore? ovviamente era chiaro che non avrei resistito alla tentazione di modificare qualcosa, per cui ecco qui i miei poco ortodossi

Lemon meltaways… my way

  • 180 g di farina tipo 0 bio
  • 85 g di farina di riso bio
  • 15 g di maizena (forse non serve, ma l’ho tenuta)
  • 160 g di burro morbido
  • 45 g di miele
  • 65 g di zucchero semolato
  • scorza grattugiata di due limoni bio
  • 2 cucchiai di succo di limone
  • sale
  • zucchero a velo con cui “infarinare” i biscotti alla fine

Lavorare il burro con lo zucchero e le scorze di limone fino a ottenere una crema, aggiungere il miele e lavorare la crema ancora un po’ e infine unire anche il succo di limone e mescolare bene. Aggiungere alla crema le farine e un pizzico di sale e amalgamare il tutto abbastanza velocemente (meglio lavorare prima con un cucchiaio e solo alla fine metterci le mani, per scaldare meno possibile il burro). Formare un salsicciotto e lasciarlo riposare in frigo per qualche ora (minimo mezz’ora; io l’ho lasciato tutta la notte). Tagliare delle rondelle di circa un centimetro, adagiarle distanziate (crescono un po’) sulla placca da forno e cuocere per 10-15 minuti, senza far imbrunire troppo i biscotti. Estrarre dal forno e far raffreddare i biscotti solo qualche minuto. “infarinarli” nello zucchero a velo mentre sono ancora caldi e poi far raffreddare completamente.

nonostante il mio scetticismo, il gusto del limone è risultato sicuramente preponderante ma non eccessivo, per cui i biscotti sono buoni buoni. non avendo mai provato “gli originali” non so in realtà dire in cosa differiscono. forse può darsi che la farina di riso li renda un po’ più “croccanti” e meno “melting”? non lo so… magari è solo una mia idea. se provo con la ricetta originale vi saprò dire. a me sono piaciuti così.