posso dirlo? odio il mio lavoro (post sfogo di una giornata pesante)

odio  le fiere!
odio parteciparvi, odio organizzarle, odio le tempistiche che non sono mai rispettate (ma perché ci riduciamo sempre all’ultimo a decidere le cose, anche quando partiamo per tempo?), odio ogni volta sentirmi dire “ma perché non facciamo questa cosa fichissima?”, sbattermi per ottenerla, e alla fine sentirmi dire “non era così che la volevo / costa troppo / non mi piace / …” (ma quando te l’ho detto io che non era fattibile così come la volevi… a cosa pensavi? e quando ti ho detto che i costi erano alti, moooolto alti… chi stavi ascoltando?)

ma purtroppo mi rendo anche conto che il problema non è limitato alle fiere.
il problema è questo modo di lavorare del cavolo (per essere fini) in cui i lavori si trascinano per mesi (ho dei progetti aperti da 2 anni!!!), in cui ogni giorno mezza giornata si rimettono in discussione le decisioni del giorno dell’ora precedente. e ancora, e ancora…
è un modo di lavorare snervante che non ti dà nemmeno la soddisfazione di dire “va bè, ‘sta settimana almeno ho fatto questo”…  perché i lavori non si chiudono mai e una volta a casa mi sembra di avere -ancora e ancora- soltanto trascinato avanti l’ennesimo lavoro che doveva essere chiuso mesi fa.
e così passa la voglia di lavorare. passa l’entusiasmo, l’amore delle cose fatte bene. perché tanto, se fra qualche ora quel che faccio verrà messo in discussione (ancora), chi me lo fa fare di impegnarmi, di perdere delle ore per un lavoro che tra poco verrà stravolto?

ecco perché odio il mio lavoro. perché comunque tra qualche mese, giorno, o anche poche ore, non resterà niente dell’impegno, la cura, l’attenzione messi nel alvoro. saranno semplicemente spazzati via dalla “luna storta” di qualcuno.
odio il mio lavoro perché la direzione presa oggi, domani sarà già la direzione sbagliata.
onestamente: non credo che resisterò ancora per molto. non credo di essere fatta per questo impiego, per questa azienda.
voglio un lavoro (non un impiego) che non mi prosciughi tutte le energie snervandomi ora per ora. un lavoro che mi permetta di mettere a frutto le MIE capacità, non che sprema tutto ciò che ho da dare per attività inutili. voglio un lavoro di cui andare fiera. che mi faccia sentire utile non solo per tirare avanti il baraccone, ma perché vedo un obiettivo che non sia il semplice soddisfacimento delle vellità temporanee di qualcuno. un lavoro che mi somigli, almeno un po’.
poi mi dico che di questi tempi… avercelo un lavoro…!

sì ma è vita questa?

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cose che si ascoltano in macchina e poi continuano a martellarti in testa

Sul lungomare del mondo – Jovanotti

Disorientato
Da oggi chiudo i conti col passato
I passi fatti e quelli che farò
Da oggi ogni giorno nascerò da zero
Non mi han convinto i pessimisti no
Non mi han convinto i disonesti no
Non son persuaso dai persuasori no
Io seguo il ritmo dei lampioni sul lungomare del mondo
E i bar che passan le canzoni
Sono tranquillo
La pioggia poi fa posto al tempo bello
Così è da sempre e sempre resterà
E tutto cambia e tutto cambierà, ancora
Dov’è finito il mio stupore oh?
Cosa s’impara dal dolore non so
Ma credo ancora
Che tutto un senso ha
E seguo il ritmo dei lampioni sul lungomare del mondo
Del mondo
Disorientato
Da oggi chiudo i conti col passato
E conta solo quello che farò
Da oggi ogni giorno io vivrò davvero
Dov’è finito il mio stupore oh?
Cosa s’impara dal dolore non so
Ma credo ancora
Che tutto un senso ha
E seguo il ritmo dei lampioni sul lungomare del mondo
E seguo il volo dei gabbiani sul lungomare del mondo
E cerco un posto dove stendermi e guardar le stelle con te insieme a te
E tu… che stella sei?

stamattina in macchina ascoltavo questa canzone, che mi mette sempre un po’ di allegria -per quell’aria scanzonata che trasmette- ma anche malinconia -mi soffermo sempre su quelle righe in grassetto…
mi chiedo spesso che senso ha quello che sto vivendo. mi ripeto che probabilmente non riesco a vedere un senso ora, ma forse un giorno riuscirò a capirlo…
cosa s’impara dal dolore non so
già. non lo so proprio…
ma credo ancora / che tutto un senso ha
lo credo ancora? non lo so

ad ogni modo… probabilmente il tragitto casa-lavoro è troppo lungo, dato che riesco a rimuginare un sacco su una canzone che, tutto sommato, mi ha messo di buonumore.
la pioggia poi fa posto al tempo bello / così è da sempre e sempre resterà / e tutto cambia e tutto cambierà, ancora
guardiamo avanti, và 🙂

uno, nessuno e centomila (cit.)

ho sempre ritenuto di avere una memoria abbastanza buona. solo che è a breve termine. e se questo da una parte vuol dire che riesco ancora ad avere discrete performance nel (mitico) gioco del memory, dall’altra significa che dimentico i libri che ho letto. o i film che ho visto. per dire.
mi piacerebbe, oggi che google dedica il suo doodle al 145° anniversario della nascita di Pirandello, poter dissertare su questo autore con un po’ di cognizione di causa, ma la realtà invece è che ho letto qualche sua opera ai tempi del liceo (e se me lo chiedete probabilmente non ricordo nemmeno esattamente quali), ma ricordo ben poco. quel che ricordo è che le parole scritte sembravano calzarmi a pennello , come un abito che quando lo provi sembra cucito addosso, proprio apposta per te, qui, ora. poi da allora ho cambiato spesso genere di letture, e forse non ci ho neppure più pensato, a Pirandello.
ma oggi per curiosità sono andata a cercare su internet alcune “frasi celebri”. giusto per vedere se mi si riaccendeva una lampadina… e ho pensato che dovrò senz’altro riprendere in mano qualcuno dei suoi scritti. perché ancora oggi ho trovato tra le sue parole la taglia giusta per la mia anima. quell’essere uno, nessuno e centomila che mi sta sradicando il cuore in questo periodo trova riscontro in quei testi. non trova ugualmente pace, ma si consola pensando che forse è così che va per tutti.

Di ciò che posso essere io per me, non solo non potete saper nulla voi, ma nulla neppure io stesso.
Uno, nessuno e centomila

Oh, signore, lei sa bene che la vita è piena d’infinite assurdità, le quali sfacciatamente non han neppure bisogno di parer verosimili; perchè sono vere.
Sei personaggi in cerca d’autore

qualche giorno fa ho letto non-so-più-dove questo breve testo e me lo sono scritto su un foglietto:

Think thoughts that make you happy.
Do things that make you feel good.
Be with people who make you feel good.
Eat things that make your body feel good.
Go at a pace that makes you feel good.
(Louise Hay – You can heal your life)

mi colpiscono in particolar modo la prima e l’ultima frase:
pensa pensieri che ti rendono felice.
vai al ritmo che ti fa sentire bene.

la prima perché spesso rimugino su pensieri negativi, che non fanno altro che farmi sentire peggio di quanto magari già sto. su questo aspetto posso intervenire perché dipende dalla mia volontà. e allora lavoriamoci!
l’ultima invece mi colpisce perché sempre più spesso mi sembra che quello che seguo non sia il mio ritmo. se lo fosse forse starei bene (o almeno meglio). ho pensato che non sempre si può scegliere a che ritmo andare. ma è davvero così? o basta avere il coraggio di fare alcune scelte?

(edit: l’ho letto qui, ieri)