Oggi ritorno

In macchina al ritorno dalla lezione. Cremonini di una dolcezza struggente alla radio. Un gregge di pecore nei prati vicino al nuovo ospedale. Un camionista si ferma per fotografarle col cellulare. Mi chiedo se non le abbia mai viste… o forse vuole solo mandare la foto a suo figlio a casa… Il sole che c’aveva illuso se ne sta andando di già.

Ritorno qui dentro e trovo tutto cambiato, eppure uguale a se stesso… come quando l’avevo lasciato, quasi un anno fa.
E anche la vita, qui fuori, è tutta cambiata, eppure uguale a se stessa. Ho lasciato il lavoro eppure i pensieri, quelli rimangono uguali.

La mente che torna, ancora e ancora, sulla stessa domanda “Avrò fatto la cosa giusta?”
E ancora una volta la risposta la darà il tempo. Quel tempo che vorrei fermare, nonostante tutto, perché la mia vita è bella così, anche con l’incertezza di un lavoro da costruire da zero. Con il senso di colpa di lavorare da casa e dedicare -comunque- troppo poco tempo a mio figlio. E con la gioia -comunque- di potermi vivere questo periodo così bello con lui.

Mio figlio che cresce ed è uno spettacolo.
“Avrò fatto la cosa giusta _per lui_?” O l’ho fatto solo per me?

Non lo so.

Unsorsoallavolta. Il resto verrà.

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Vivere…

Da tanto non passavo di qua… Un po’ mi dispiace perché vorrei riuscire a mantenere vivo questo posto… ma in questo momento non faccio buoni propositi che non sarei in grado di realizzare. Però stasera scrivo. Perché sto vivendo il periodo più incredibile della mia vita, e cerco di assaporarne ogni attimo. Il piccoletto è una meraviglia (ormai sono monotona), ogni giorno è diverso dall’altro, non posso fare programmi, ma mi sembra di vivere su una nuvola. Cammino tanto… tanto da avere male le gambe, ma cammino con un sorriso ebete stampato in faccia e la gioia nel cuore. A volte mi chiedo quando ci sarà il botto, quando andrò a sbattere violentemente contro il muro, perché mi sembra tutto troppo bello per durare. Poi scaccio i pensieri cattivi e mi aggrappo ancora di più al presente, per non lasciarlo sfuggire, per imprimere nella memoria questo periodo così felice, per farne tesoro per il futuro. Ecco, l’ho detto.

39 giorni son quasi 40

Il tempo passa così velocemente da quando c’è il piccoletto, che nemmeno me ne rendo conto… Sono già trascorsi 39 giorni. Che sono quasi 40… quella che da noi viene detta la “quarantia“. Ed effettivamente nell’ultima settimana le cose stanno pian piano migliorando. Ieri finalmente è caduto il cordone, dopo tanto penare. E poi i primi sorrisi che sembrano consapevoli, la sensazione di riuscire,  almeno ogni tanto, a capire il significato del suo pianto, di riuscire quindi a rispondere ai suoi bisogni, di cominciare a essere “la sua mamma”…

frutta fresca

…siamo ancora in lavorazione con la cameretta, ma ci siamo quasi…
nel frattempo il caldo ha cominciato a farsi sentire, ma per fortuna sto reggendo bene (facile, non facendo quasi niente :wink:). sto impegnandomi a bere molto e a mangiare taaanta frutta… cosa che mi riesce piuttosto facilmente, dato che io vivrei di frutta fresca 🙂
e quindi ieri crostata integrale estiva con la crema e la frutta: da leccarsi i baffi! buon weekend!

crostata di frutta

posso dirlo? odio il mio lavoro (post sfogo di una giornata pesante)

odio  le fiere!
odio parteciparvi, odio organizzarle, odio le tempistiche che non sono mai rispettate (ma perché ci riduciamo sempre all’ultimo a decidere le cose, anche quando partiamo per tempo?), odio ogni volta sentirmi dire “ma perché non facciamo questa cosa fichissima?”, sbattermi per ottenerla, e alla fine sentirmi dire “non era così che la volevo / costa troppo / non mi piace / …” (ma quando te l’ho detto io che non era fattibile così come la volevi… a cosa pensavi? e quando ti ho detto che i costi erano alti, moooolto alti… chi stavi ascoltando?)

ma purtroppo mi rendo anche conto che il problema non è limitato alle fiere.
il problema è questo modo di lavorare del cavolo (per essere fini) in cui i lavori si trascinano per mesi (ho dei progetti aperti da 2 anni!!!), in cui ogni giorno mezza giornata si rimettono in discussione le decisioni del giorno dell’ora precedente. e ancora, e ancora…
è un modo di lavorare snervante che non ti dà nemmeno la soddisfazione di dire “va bè, ‘sta settimana almeno ho fatto questo”…  perché i lavori non si chiudono mai e una volta a casa mi sembra di avere -ancora e ancora- soltanto trascinato avanti l’ennesimo lavoro che doveva essere chiuso mesi fa.
e così passa la voglia di lavorare. passa l’entusiasmo, l’amore delle cose fatte bene. perché tanto, se fra qualche ora quel che faccio verrà messo in discussione (ancora), chi me lo fa fare di impegnarmi, di perdere delle ore per un lavoro che tra poco verrà stravolto?

ecco perché odio il mio lavoro. perché comunque tra qualche mese, giorno, o anche poche ore, non resterà niente dell’impegno, la cura, l’attenzione messi nel alvoro. saranno semplicemente spazzati via dalla “luna storta” di qualcuno.
odio il mio lavoro perché la direzione presa oggi, domani sarà già la direzione sbagliata.
onestamente: non credo che resisterò ancora per molto. non credo di essere fatta per questo impiego, per questa azienda.
voglio un lavoro (non un impiego) che non mi prosciughi tutte le energie snervandomi ora per ora. un lavoro che mi permetta di mettere a frutto le MIE capacità, non che sprema tutto ciò che ho da dare per attività inutili. voglio un lavoro di cui andare fiera. che mi faccia sentire utile non solo per tirare avanti il baraccone, ma perché vedo un obiettivo che non sia il semplice soddisfacimento delle vellità temporanee di qualcuno. un lavoro che mi somigli, almeno un po’.
poi mi dico che di questi tempi… avercelo un lavoro…!

sì ma è vita questa?