Oggi ritorno

In macchina al ritorno dalla lezione. Cremonini di una dolcezza struggente alla radio. Un gregge di pecore nei prati vicino al nuovo ospedale. Un camionista si ferma per fotografarle col cellulare. Mi chiedo se non le abbia mai viste… o forse vuole solo mandare la foto a suo figlio a casa… Il sole che c’aveva illuso se ne sta andando di già.

Ritorno qui dentro e trovo tutto cambiato, eppure uguale a se stesso… come quando l’avevo lasciato, quasi un anno fa.
E anche la vita, qui fuori, è tutta cambiata, eppure uguale a se stessa. Ho lasciato il lavoro eppure i pensieri, quelli rimangono uguali.

La mente che torna, ancora e ancora, sulla stessa domanda “Avrò fatto la cosa giusta?”
E ancora una volta la risposta la darà il tempo. Quel tempo che vorrei fermare, nonostante tutto, perché la mia vita è bella così, anche con l’incertezza di un lavoro da costruire da zero. Con il senso di colpa di lavorare da casa e dedicare -comunque- troppo poco tempo a mio figlio. E con la gioia -comunque- di potermi vivere questo periodo così bello con lui.

Mio figlio che cresce ed è uno spettacolo.
“Avrò fatto la cosa giusta _per lui_?” O l’ho fatto solo per me?

Non lo so.

Unsorsoallavolta. Il resto verrà.

posso dirlo? odio il mio lavoro (post sfogo di una giornata pesante)

odio  le fiere!
odio parteciparvi, odio organizzarle, odio le tempistiche che non sono mai rispettate (ma perché ci riduciamo sempre all’ultimo a decidere le cose, anche quando partiamo per tempo?), odio ogni volta sentirmi dire “ma perché non facciamo questa cosa fichissima?”, sbattermi per ottenerla, e alla fine sentirmi dire “non era così che la volevo / costa troppo / non mi piace / …” (ma quando te l’ho detto io che non era fattibile così come la volevi… a cosa pensavi? e quando ti ho detto che i costi erano alti, moooolto alti… chi stavi ascoltando?)

ma purtroppo mi rendo anche conto che il problema non è limitato alle fiere.
il problema è questo modo di lavorare del cavolo (per essere fini) in cui i lavori si trascinano per mesi (ho dei progetti aperti da 2 anni!!!), in cui ogni giorno mezza giornata si rimettono in discussione le decisioni del giorno dell’ora precedente. e ancora, e ancora…
è un modo di lavorare snervante che non ti dà nemmeno la soddisfazione di dire “va bè, ‘sta settimana almeno ho fatto questo”…  perché i lavori non si chiudono mai e una volta a casa mi sembra di avere -ancora e ancora- soltanto trascinato avanti l’ennesimo lavoro che doveva essere chiuso mesi fa.
e così passa la voglia di lavorare. passa l’entusiasmo, l’amore delle cose fatte bene. perché tanto, se fra qualche ora quel che faccio verrà messo in discussione (ancora), chi me lo fa fare di impegnarmi, di perdere delle ore per un lavoro che tra poco verrà stravolto?

ecco perché odio il mio lavoro. perché comunque tra qualche mese, giorno, o anche poche ore, non resterà niente dell’impegno, la cura, l’attenzione messi nel alvoro. saranno semplicemente spazzati via dalla “luna storta” di qualcuno.
odio il mio lavoro perché la direzione presa oggi, domani sarà già la direzione sbagliata.
onestamente: non credo che resisterò ancora per molto. non credo di essere fatta per questo impiego, per questa azienda.
voglio un lavoro (non un impiego) che non mi prosciughi tutte le energie snervandomi ora per ora. un lavoro che mi permetta di mettere a frutto le MIE capacità, non che sprema tutto ciò che ho da dare per attività inutili. voglio un lavoro di cui andare fiera. che mi faccia sentire utile non solo per tirare avanti il baraccone, ma perché vedo un obiettivo che non sia il semplice soddisfacimento delle vellità temporanee di qualcuno. un lavoro che mi somigli, almeno un po’.
poi mi dico che di questi tempi… avercelo un lavoro…!

sì ma è vita questa?

e settembre quasi già se ne va

ci sono, eh!?!? non sono scomparsa!
sto solo… prendendomela comoda…
lo sapevo che settembre sarebbe stato un mese tosto, e così è stato (e ancora non è finito!). quindi ho cercato di non farcirlo con ulteriori fonti di stress e di pensare invece un po’ a me stessa.

lo dico piano piano, ma lo dico: sono un po’ più serena.
quest’estate abbiamo preso delle decisioni importanti e ora so qual è la strada, il cammino che mi aspetta, almeno per i prossimi mesi.
ho una fifa vigliacca che succeda qualcosa (e ne potrebbero succedere di cose, ah se potrebbero!) che faccia vacillare questo mio fragile e sudato equilibrio precario.
ma intanto cerco di vivere meglio che posso, con un sorriso un po’ più convinto sulla faccia.

cose che si ascoltano in macchina e poi continuano a martellarti in testa

Sul lungomare del mondo – Jovanotti

Disorientato
Da oggi chiudo i conti col passato
I passi fatti e quelli che farò
Da oggi ogni giorno nascerò da zero
Non mi han convinto i pessimisti no
Non mi han convinto i disonesti no
Non son persuaso dai persuasori no
Io seguo il ritmo dei lampioni sul lungomare del mondo
E i bar che passan le canzoni
Sono tranquillo
La pioggia poi fa posto al tempo bello
Così è da sempre e sempre resterà
E tutto cambia e tutto cambierà, ancora
Dov’è finito il mio stupore oh?
Cosa s’impara dal dolore non so
Ma credo ancora
Che tutto un senso ha
E seguo il ritmo dei lampioni sul lungomare del mondo
Del mondo
Disorientato
Da oggi chiudo i conti col passato
E conta solo quello che farò
Da oggi ogni giorno io vivrò davvero
Dov’è finito il mio stupore oh?
Cosa s’impara dal dolore non so
Ma credo ancora
Che tutto un senso ha
E seguo il ritmo dei lampioni sul lungomare del mondo
E seguo il volo dei gabbiani sul lungomare del mondo
E cerco un posto dove stendermi e guardar le stelle con te insieme a te
E tu… che stella sei?

stamattina in macchina ascoltavo questa canzone, che mi mette sempre un po’ di allegria -per quell’aria scanzonata che trasmette- ma anche malinconia -mi soffermo sempre su quelle righe in grassetto…
mi chiedo spesso che senso ha quello che sto vivendo. mi ripeto che probabilmente non riesco a vedere un senso ora, ma forse un giorno riuscirò a capirlo…
cosa s’impara dal dolore non so
già. non lo so proprio…
ma credo ancora / che tutto un senso ha
lo credo ancora? non lo so

ad ogni modo… probabilmente il tragitto casa-lavoro è troppo lungo, dato che riesco a rimuginare un sacco su una canzone che, tutto sommato, mi ha messo di buonumore.
la pioggia poi fa posto al tempo bello / così è da sempre e sempre resterà / e tutto cambia e tutto cambierà, ancora
guardiamo avanti, và 🙂

nasco, cresco, vivo, evaporo…

immagino che sarà un post un po’ confusionario… ho tante cose per la testa, anche non collegate l’una all’altra…

sono rimasta a casa dal lavoro per qualche giorno. il corpo e la mente chiedevano di fermarmi.
mi chiedono come sto.
vorrei solo rispondere che il male dentro non si guarisce in quindici giorni. anche se da fuori sembrerà così. tornerò al lavoro con la faccia migliore che ho.
ho passato un po’ di tempo nell’orto quando ho potuto in questi giorni. osservare il ritmo giusto della natura mi affascina molto. per quanto uno si affanni a cercare di intervenire su di Lei, niente accade se non a suo tempo. e se si sbagliano i tempi (ad esempio con le semine, o anche con la raccolta dei frutti) ci si accorge, eccome, dello sbaglio! mi fa un gran bene passare del tempo tra le piante. anche solo nei miei 20 metri quadri di orticello. farebbe del bene a tutti, credo io. eppure stiamo ancora e sempre lì dentro alle nostre scatole di cemento per la maggior parte del tempo. c’è qualcosa che non va in tutto questo. c’è qualcosa di profondamente contronatura, credo io.

il mulino della vita

è un periodo di decisioni importanti. spesso mi capita, in queste situazioni, di desiderare solo di avere già deciso, per non essere più in balia degli sballottamenti e avere finalmente una direzione da seguire. LA direzione.
per fortuna c’è lo Stampatello vicino a me. che con il suo pensiero lineare forse riesce a mantenere la rotta.
quello che ci aspetta sarà un periodo tosto. vorrei solo riuscire ad affrontare con un po’ di serenità e ottimismo le sfide che -sono sicura- ancora ci aspettano. lo devo a me stessa, lo devo allo Stampatello.

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