3 cose belle (cit.)

qualche giorno fa girovagando per il web mi sono imbattuta in questo sito e l’ho trovata un’idea carina. oggi pensavo a 3 cose belle che mi sono successe in questi giorni e mi è tornato in mente. dato che da sempre ho una categoria nel blog che si chiama proprio “cose belle”, magari potrei sfruttarla anche per questo tipo di semplici felicità quotidiane. così, quando mi va… non è un’idea originale per niente, anzi nei blog che seguo ci sono spesso rubriche simili: mi viene in mente per esempio Stefania e il suo takarabako. ma dato che mi mettono sempre di buonumore, credo che un po’ di felicità spicciola in più non guasti mai 😉
ecco le mie 3 cose belle di oggi:

  • essere contattata su linkedin da una compagna di università che non sentivo da… l’ultimo anno di università! cioé 9 anni! scoprire che si è trasferita all’estero e ha fatto del suo hobby (fotografia) un lavoro ed essere felice per lei
  • la mia “allieva di pasticcioneria” che mi chiede se le presto la sac à poche perché vuole cimentarsi con le meringhette 🙂
  • un weekend impegnativo davanti, ma che si prospetta anche ricco di incontri con persone a cui tengo. e le dita incrociate perché il tempo sia clemente con la gara di MTB organizzata da mio marito

no-car day – aprile 2012

dopo che in marzo non eravamo riusciti a rispettare il nostro impegno di non usare l’auto per un giorno al mese, ieri siamo finalmente riusciti a non usarla per niente, complice anche un tempo alquanto bizzarro che ci ha fatti rimanere in casa quasi tutto il giorno.
tra l’altro ieri era anche la Giornata della terra, e ci piace aver fatto qualcosa per rispettare questo posto che ci accoglie.

nel frattempo ho ritrovato l’elenco delle azioni da cui avevo tratto spunto per i nostri no-car day e per altre buone abitudini.
non ho capito chi l’ha proposto inizialmente, perché il link a http://www.earthpeacetreaty.org sembra non funzionare…
in ogni caso ce n’è una versione in italiano qui e una in inglese qui.

sabato abbiamo anche fatto un giro al mercato contadino e abbiamo comperato quasi tutto ciò che ci serviva per la pizza fatta in casa che abbiamo preparato ieri per i nostri amici: SLURP!
abbiamo scoperto un eccellente formaggio di latte biologico prodotto da una piccola latteria locale. se ci capita l’occasione di sicuro lo prenderemo di nuovo!
nel pomeriggio ho approfittato del sole prima del diluvio e sono andata in campagna per “cambiare aria”  e mi sono persa ad osservare… l’erba! il prato che avevo fotografato solo un mesetto fa è ormai alto sugli 80 centimetri ed è pieno di fiori di campo. ne ho raccolti un po’ e li ho messi in un vaso in casa (l’allergia di mio marito ringrazia… ehm…)

ieri ho anche preparato la famosa torta al rabarbaro a cui accennavo qui: buona, anche se c’è poco rabarbaro e il gusto non si sente molto…

e voi cos’avete fatto in questo weekend?

le vicissitudini di una pianta di rabarbaro

prendendo spunto da alcuni recenti post che parlano di rabarbaro e condividono ricette meravigliose, ho pensato di scriverne uno anch’io per raccontare la storia del mio rabarbaro. sì perché io al mercato non l’ho mai visto da queste parti, quindi l’ho piantato e quando è stagione lo raccolgo e me lo gusto. il povero rabarbaro non ha avuto una storia facile, almeno all’inizio, ma ora è fonte di grande soddisfazione. la taglio corta e vi racconto tutto…
qualche anno fa ero in un vivaio e ho visto in vendita una piantina di rabarbaro -una!- che mi ha subito fatto ripensare a un dessert semplice ma buonissimo mangiato a Chester, UK qualche anno prima. dato che qui è un po’ difficile da reperire, ho pensato che avrei potuto coltivarlo nel mio orto, quel rabarbaro. confesso che non sapevo neppure che pianta sarebbe diventata, perché non ne avevo mai vista una in vita mia (non consapevolmente, almeno). insomma la prendo, mi avvio alla cassa e chiedo alla commessa cosa devo fare per prendermene cura (ombra, sole, acqua, potatura… che ne so?), e la signora per tutta risposta mi dice “ma cosa vuol fargli, signora? è una piantina da 2 euro!” O__O continua a leggere

con le mani sporche di terra

le belle giornate delle scorse settimane ci hanno fatto venire voglia di tornare a prenderci cura del nostro fazzolettino di terra dietro casa. così qualche settimana fa abbiamo iniziato ripulendo per bene la parte dedicata ai piccoli frutti: more e lamponi avevano preso possesso di un bel po’ di spazio (colpa nostra che l’estate scorsa li abbiamo lasciati un po’ troppo “liberi”), quindi ci siamo armati di pazienza e abbiamo estirpato le piante in più (lasciandole da parte per qualche amico), ci siamo riempiti di spine togliendo i rami e le foglie secche (sì, i guanti li avevamo…) e abbiamo potato le piante nuove addossandole alla rete di sostegno (e alla mura vecia). mio marito poi ha smosso il resto della terra senza rivoltarla troppo.
la settimana scorsa invece ho seminato dei semi che avevo provato a tenere, per vedere se germoglieranno. ho fatto diversi vasetti: zucchine, basilico tenuto da noi e basilico biodinamico ricevuto in dono durante lo spettacolo Orti insorti di Elena Guerrini, peperoncino siciliano (da un ordine del nostro GAS), origano selvatico preso durante la nostra vacanza in calabria, fiori misti degli anni scorsi. pensavo di avere il tempo di fotografare i vasetti e seguirne l’evoluzione, ma… mi hanno battuto sul tempo! dopo nemmeno una settimana i primi germogli sono già spuntati: le zucchine si sono fatte strada prepotentemente sollevando la terra con forza, mentre due fragili steli di basilico stanno timidamente facendo capolino; anche qualche fiore è spuntato. tenevo d’occhio i vasetti giornalmente, ma quando ho avvistato i primi nati sono rimasta come sempre stupita…
ieri poi mi è venuta voglia di prendere qualche fiore primaverile da mettere all’ingresso, così ho fatto un salto al vivaio. mentre giravo tra i banchi ho buttato l’occhio su un’etichetta, l’unica di tutto un bancone di piantine: Syngenta.
Syngenta, Monsanto, Dupont, Dow, Bayer e Basf sono multinazionali che hanno in mano praticamente la totalità del mercato dell’agribusiness. producono pesticidi e semi. tutte queste aziende stanno inoltre brevettando sempre più sementi (OGM e non), contribuendo a una sempre minore indipendenza agricola.
personalmente mi ricordo bene Syngenta perché qualche anno fa ho tradotto alcuni articoli che parlavano della repressione violenta da parte dell’azienda nei confronti del Movimento Sem Terra, che protestava contro la piantagione illegale di semi transgenici sperimentali di soia e mais nei pressi della zona protetta delle cascate di Iguazu in Brasile. tale repressione ha portato alla morte di almeno una persona (ora non ricordo bene i dettagli).
non mi era mai capitato di vedere piante o semi marcati Syngenta… immagino che di solito siano commercializzati sotto altri nomi. vedere quel nome scritto così, senza pudore, mi ha fatto stare davvero male. ho pensato voglio davvero dare i miei soldi a questa gente? voglio davvero foraggiare quest’azienda che lavora per la distruzione della biodiversità e della sicurezza alimentare? alla fine non ho comperato nessun fiore. so che il mio gesto non peserà nulla nel bilancio globale di questi colossi, ma lì per lì non me la sono sentita di uscire tranquilla dal negozio con un fiore che potenzialmente avrebbe potuto arrivare da una o l’altra di queste multinazionali.
mi sto chiedendo se c’è una strada alternativa, contando che il vivaio biologico più vicino si trova a 70-80 km da casa mia (e che quindi non mi sembra una soluzione percorribile).
proprio oggi un’agriturismo/scuola di campagna dei dintorni ha organizzato una giornata per lo scambio delle sementi. io stessa ho provato a tenere qualche seme, che sta già germogliando sotto i miei occhi stupiti. forse è questa la strada…