Quando nevica ad aprile

Ieri, la prima giornata calda di primavera. Tanto calda che ci ha colti impreparati a passeggiare ancora con il pile e la giacca addosso. Abbiamo raccolto fiori di campo, erba e pigne. Ci siamo attardati pur sapendo che le prime giornate che si allungano ingannano e non ti rendi conto di che ora è. Ci siamo auto-invitati a cena dai nonni e il piccoletto ha scroccato anche un bagnetto in vasca.
Dopo cena stavo lavando i piatti a casa dei miei e guardavo dalla finestra. I nonni stavano giocando con mio figlio: scuotevano il ciliegio e i petali dei fiori cadendo sembravano neve, il piccoletto estasiato col naso in su. Mio papà poi si è chinato a terra e ha cominciato a soffiare in giro i petali, e ovviamente quello piccolo l’ha subito imitato.
A volte penso a quando (spero tra molto, molto tempo) loro non ci saranno più, o magari non saranno più in grado di fare queste cose. Ieri sera guardando dalla finestra pensavo che voglio ricordarli così: allegri, pieni di amore per il piccoletto (e per noi). Capaci ancora di stupore, di creare la magia della neve ad aprile.

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5 kili di felicità

Il nostro piccolino cresce bene, ieri l’abbiamo pesato: 5 kg! E come dice il titolo, sono 5 kg di felicità! È uno spettacolo! Sorride, fa dei gridolini, risponde alle smorfie e sembra proprio voler comunicare a tutti i costi.

Poi ci sono le giornate come oggi, in cui metto in dubbio le mie capacità di essere mamma, mi sembra di stare sbagliando tutto, di non essere all’altezza, di non essere abbastanza… e invece lui, il piccoletto, continua a stupirmi, e soprattutto continua ad amare, ad accettarmi così come sono, in tutta la mia imperfezione di mamma… non so se questo mi rende più felice o più angosciata, ancora più carica di responsabilità… Poi lo guardo dormire beato, con il visetto rilassato, le manine perfette, e penso soltanto ai nostri 5 kili di felicità…

uffi…

non sono una che si ammala tanto: di solito un raffreddore o mal di gola d’inverno, che curo con propoli o poco più. da anni non mi faccio un’influenza, una febbriciattola, nulla.
ecco. ora che sono quasi alla fine di una gravidanza per il resto senza intoppi… mi chi mi spiega come caspita si fa a beccarsi una bronchitaccia schifosa con sospetto focolaio di polmonite?!?! che tra l’altro, nessuno se ne accorge qui, ma saremmo in estate!
va da sé che se fosse per me non prenderei un bel niente di medicinale, ma sembra che in queste condizioni sia meglio non rischiare. uffi e strauffi. quindi antibiotico a go go, e incrociamo le dita di non beccarci tutti quei bellissimi effetti collaterali compresi nel pacchetto.
piccola creatura nella mia pancia: PERDONAMI! mi sento già una mamma degenere 😦

non si direbbe, ma… ci sono ancora!

non sono scomparsa, sono solo molto poco presente 😛 – con la testa tra le nuvole – ma anche indaffarata.
ho sempre pensato che il blog non dovesse arrivare a essere l’ennesimo impegno da mantenere, ma piuttosto un posticino dove poter fissare le esperienze, le emozioni, le cose che mi accadono. in questo periodo ho voluto vivere senza troppo pensare a “fissare”. forse anche per un senso di riservatezza, non so…
ad ogni modo: ci sono! in buona salute, di buonumore e positiva!
conto di aggiornare un po’ più spesso il blog tra qualche tempo, anche se non faccio promesse in questo senso…

e per festeggiare, quest’oggi posto una fotina di un dolcetto sfizioso.
quasi un anno fa ormai mi hanno regalato il libro Golosi di salute di Montersino. l’ho sfogliato parecchio, ripetendomi ogni volta che prima o poi avrei trovato il tempo la voglia di provare qualche ricetta. perché -diciamocelo- alcune ti scoraggiano solo a leggerne la lista di ingredienti introvabili! poi lo sforzo viene ripagato, mica no, ma intanto… comunque, ieri evidentemente le congiunzioni astrali erano quelle giuste, così oggi ci siamo gustati questa superbontà

biscotti saraceni con cremino di montersino

SLURP!

posso dirlo? odio il mio lavoro (post sfogo di una giornata pesante)

odio  le fiere!
odio parteciparvi, odio organizzarle, odio le tempistiche che non sono mai rispettate (ma perché ci riduciamo sempre all’ultimo a decidere le cose, anche quando partiamo per tempo?), odio ogni volta sentirmi dire “ma perché non facciamo questa cosa fichissima?”, sbattermi per ottenerla, e alla fine sentirmi dire “non era così che la volevo / costa troppo / non mi piace / …” (ma quando te l’ho detto io che non era fattibile così come la volevi… a cosa pensavi? e quando ti ho detto che i costi erano alti, moooolto alti… chi stavi ascoltando?)

ma purtroppo mi rendo anche conto che il problema non è limitato alle fiere.
il problema è questo modo di lavorare del cavolo (per essere fini) in cui i lavori si trascinano per mesi (ho dei progetti aperti da 2 anni!!!), in cui ogni giorno mezza giornata si rimettono in discussione le decisioni del giorno dell’ora precedente. e ancora, e ancora…
è un modo di lavorare snervante che non ti dà nemmeno la soddisfazione di dire “va bè, ‘sta settimana almeno ho fatto questo”…  perché i lavori non si chiudono mai e una volta a casa mi sembra di avere -ancora e ancora- soltanto trascinato avanti l’ennesimo lavoro che doveva essere chiuso mesi fa.
e così passa la voglia di lavorare. passa l’entusiasmo, l’amore delle cose fatte bene. perché tanto, se fra qualche ora quel che faccio verrà messo in discussione (ancora), chi me lo fa fare di impegnarmi, di perdere delle ore per un lavoro che tra poco verrà stravolto?

ecco perché odio il mio lavoro. perché comunque tra qualche mese, giorno, o anche poche ore, non resterà niente dell’impegno, la cura, l’attenzione messi nel alvoro. saranno semplicemente spazzati via dalla “luna storta” di qualcuno.
odio il mio lavoro perché la direzione presa oggi, domani sarà già la direzione sbagliata.
onestamente: non credo che resisterò ancora per molto. non credo di essere fatta per questo impiego, per questa azienda.
voglio un lavoro (non un impiego) che non mi prosciughi tutte le energie snervandomi ora per ora. un lavoro che mi permetta di mettere a frutto le MIE capacità, non che sprema tutto ciò che ho da dare per attività inutili. voglio un lavoro di cui andare fiera. che mi faccia sentire utile non solo per tirare avanti il baraccone, ma perché vedo un obiettivo che non sia il semplice soddisfacimento delle vellità temporanee di qualcuno. un lavoro che mi somigli, almeno un po’.
poi mi dico che di questi tempi… avercelo un lavoro…!

sì ma è vita questa?