Quando nevica ad aprile

Ieri, la prima giornata calda di primavera. Tanto calda che ci ha colti impreparati a passeggiare ancora con il pile e la giacca addosso. Abbiamo raccolto fiori di campo, erba e pigne. Ci siamo attardati pur sapendo che le prime giornate che si allungano ingannano e non ti rendi conto di che ora è. Ci siamo auto-invitati a cena dai nonni e il piccoletto ha scroccato anche un bagnetto in vasca.
Dopo cena stavo lavando i piatti a casa dei miei e guardavo dalla finestra. I nonni stavano giocando con mio figlio: scuotevano il ciliegio e i petali dei fiori cadendo sembravano neve, il piccoletto estasiato col naso in su. Mio papà poi si è chinato a terra e ha cominciato a soffiare in giro i petali, e ovviamente quello piccolo l’ha subito imitato.
A volte penso a quando (spero tra molto, molto tempo) loro non ci saranno più, o magari non saranno più in grado di fare queste cose. Ieri sera guardando dalla finestra pensavo che voglio ricordarli così: allegri, pieni di amore per il piccoletto (e per noi). Capaci ancora di stupore, di creare la magia della neve ad aprile.

Grazie 2013 (post ad alto contenuto glicemico)

Un post te lo devo, caro 2013, perché mi hai dato tanto…
Mi hai dato il fiato sospeso dell’attesa da tanto attesa; mi hai dato mesi in ascolto (im)paziente di segnali dal mio corpo e da quella creatura che pian piano è cresciuta dentro di me, sempre più forte e determinata; mi hai dato anche giorni settimane faticose che sembravano non finire, e invece sono trascorse in un attimo, ma anche giorni luminosi e alcuni lenti“, per cominciare a prendermi cura di me e del piccolo esserino. Mi hai dato tante torte e pasticci in cucina, soprattutto con la mia amica pasticciona (che continua senza di me, sempre più brava!!!); mi hai dato il viaggio a Torino: un viaggio “strano” in cui per la prima volta forse ho avuto la sensazione di essere in 3, e il mare a giugno in relax totale. Mi hai dato i giorni belli della maternità, in cui finalmente mi sono lasciata andare a pensieri spensierati su quella piccola creatura che ormai era quasi realtà; mi hai dato anche una polmonite, così, tanto per creare un po’ di suspence… E poi mi hai fatto il regalo più grande: quel piccoletto che ha riempito le nostre vite (e le giornate!) stravolgendole e colmandole d’amore. Mi hai dato giorni infiniti e settimane, mesi che sono volati; mi hai dato la fatica assonnata dei primi giorni col piccoletto, e la gioia sempre più grande di vederlo crescere e sorridere ed essere così meravigliosamente PURO AMORE. Mi hai dato tempo: per me, per il piccoletto, per la mia famiglia, quella di origine e quella che si va costruendo. Mi hai dato una o due amicizie inaspettate e per questo ancora più gradite, e alcuni momenti di comprensione profonda che ormai non credevo possibile; mi hai (ri)dato il piacere di trovarsi in gruppo a condividere: mai avrei pensato di ritrovare questo sentimento proprio nel mio essere mamma! Nel finale mi hai dato anche i ladri in casa e tanta burocrazia, quasi a volermi riportare con i piedi per terra… per qualche giorno ho avuto paura: che la gioia che stavo vivendo mi venisse portata via in un soffio, ma per fortuna c’è il piccoletto, e la mia famiglia, che mi hanno subito ricordato quali sono le cose importanti.
Mi hai dato tanto, 2013, non potevo chiedere di più né di meglio… Grazie per tutta questa gioia: cercherò di custodirla e moltiplicarla!
Credo proprio che ti ricorderemo per sempre! 🙂

Chiedimi se sono felice

Sono successe tante cose, da quando è nato il piccoletto, che non riesco nemmno a contarle… La mia nostra vita è cambiata, stravolta, in un modo che non credevo, non immaginavo, non potevo capire. Perché gli altri te lo dicono vedrai come cambia la vita!, ma finché non ci sei dentro, finché non lo vivi sulla tua pelle, è difficile immaginare com’è davvero.

Il primo periodo è stato tosto, intenso, faticoso e per certi versi allucinante (faccio fatica a ricordare le giornate dei primi 15 giorni col piccoletto :-o). Sono stati giorni in cui si sono materializzate le mie paure più profonde: di non avere istinto materno, di non sapere cosa fare, come rispondere a questa piccola creatura tra le mie braccia, di non essere all’altezza… E il senso di inadeguatezza mi aspettava dietro l’angolo ogni volta che qualcosa non andava. Per fortuna ho un marito e una mamma fantastici, che mi hanno  ripetuto che sarei stata una brava mamma. E a forza di crederci loro me ne sono convinta anch’io… o almeno ci provo!

Poi, passati i primi 40 giorni (la quarantia ha un senso, eccome se ce l’ha!), tutto sembra un po’ più semplice… Il piccoletto è una meraviglia, interagisce, fa i discorsi nel suo linguaggio buffo, sorride con la sua bocca sdentata, e quel sorriso ti apre il cuore… e lo fa sembrare così grande e traboccante di gioia, quel cuore, che ti chiedi com’era triste la tua vita, prima di conoscere la felicità pura… Certo, l’avventura è appena all’inizio, ma noi qui non vediamo l’ora di viverla intensamente. Insieme, noi 3 🙂

5 kili di felicità

Il nostro piccolino cresce bene, ieri l’abbiamo pesato: 5 kg! E come dice il titolo, sono 5 kg di felicità! È uno spettacolo! Sorride, fa dei gridolini, risponde alle smorfie e sembra proprio voler comunicare a tutti i costi.

Poi ci sono le giornate come oggi, in cui metto in dubbio le mie capacità di essere mamma, mi sembra di stare sbagliando tutto, di non essere all’altezza, di non essere abbastanza… e invece lui, il piccoletto, continua a stupirmi, e soprattutto continua ad amare, ad accettarmi così come sono, in tutta la mia imperfezione di mamma… non so se questo mi rende più felice o più angosciata, ancora più carica di responsabilità… Poi lo guardo dormire beato, con il visetto rilassato, le manine perfette, e penso soltanto ai nostri 5 kili di felicità…

39 giorni son quasi 40

Il tempo passa così velocemente da quando c’è il piccoletto, che nemmeno me ne rendo conto… Sono già trascorsi 39 giorni. Che sono quasi 40… quella che da noi viene detta la “quarantia“. Ed effettivamente nell’ultima settimana le cose stanno pian piano migliorando. Ieri finalmente è caduto il cordone, dopo tanto penare. E poi i primi sorrisi che sembrano consapevoli, la sensazione di riuscire,  almeno ogni tanto, a capire il significato del suo pianto, di riuscire quindi a rispondere ai suoi bisogni, di cominciare a essere “la sua mamma”…