con le mani sporche di terra

le belle giornate delle scorse settimane ci hanno fatto venire voglia di tornare a prenderci cura del nostro fazzolettino di terra dietro casa. così qualche settimana fa abbiamo iniziato ripulendo per bene la parte dedicata ai piccoli frutti: more e lamponi avevano preso possesso di un bel po’ di spazio (colpa nostra che l’estate scorsa li abbiamo lasciati un po’ troppo “liberi”), quindi ci siamo armati di pazienza e abbiamo estirpato le piante in più (lasciandole da parte per qualche amico), ci siamo riempiti di spine togliendo i rami e le foglie secche (sì, i guanti li avevamo…) e abbiamo potato le piante nuove addossandole alla rete di sostegno (e alla mura vecia). mio marito poi ha smosso il resto della terra senza rivoltarla troppo.
la settimana scorsa invece ho seminato dei semi che avevo provato a tenere, per vedere se germoglieranno. ho fatto diversi vasetti: zucchine, basilico tenuto da noi e basilico biodinamico ricevuto in dono durante lo spettacolo Orti insorti di Elena Guerrini, peperoncino siciliano (da un ordine del nostro GAS), origano selvatico preso durante la nostra vacanza in calabria, fiori misti degli anni scorsi. pensavo di avere il tempo di fotografare i vasetti e seguirne l’evoluzione, ma… mi hanno battuto sul tempo! dopo nemmeno una settimana i primi germogli sono già spuntati: le zucchine si sono fatte strada prepotentemente sollevando la terra con forza, mentre due fragili steli di basilico stanno timidamente facendo capolino; anche qualche fiore è spuntato. tenevo d’occhio i vasetti giornalmente, ma quando ho avvistato i primi nati sono rimasta come sempre stupita…
ieri poi mi è venuta voglia di prendere qualche fiore primaverile da mettere all’ingresso, così ho fatto un salto al vivaio. mentre giravo tra i banchi ho buttato l’occhio su un’etichetta, l’unica di tutto un bancone di piantine: Syngenta.
Syngenta, Monsanto, Dupont, Dow, Bayer e Basf sono multinazionali che hanno in mano praticamente la totalità del mercato dell’agribusiness. producono pesticidi e semi. tutte queste aziende stanno inoltre brevettando sempre più sementi (OGM e non), contribuendo a una sempre minore indipendenza agricola.
personalmente mi ricordo bene Syngenta perché qualche anno fa ho tradotto alcuni articoli che parlavano della repressione violenta da parte dell’azienda nei confronti del Movimento Sem Terra, che protestava contro la piantagione illegale di semi transgenici sperimentali di soia e mais nei pressi della zona protetta delle cascate di Iguazu in Brasile. tale repressione ha portato alla morte di almeno una persona (ora non ricordo bene i dettagli).
non mi era mai capitato di vedere piante o semi marcati Syngenta… immagino che di solito siano commercializzati sotto altri nomi. vedere quel nome scritto così, senza pudore, mi ha fatto stare davvero male. ho pensato voglio davvero dare i miei soldi a questa gente? voglio davvero foraggiare quest’azienda che lavora per la distruzione della biodiversità e della sicurezza alimentare? alla fine non ho comperato nessun fiore. so che il mio gesto non peserà nulla nel bilancio globale di questi colossi, ma lì per lì non me la sono sentita di uscire tranquilla dal negozio con un fiore che potenzialmente avrebbe potuto arrivare da una o l’altra di queste multinazionali.
mi sto chiedendo se c’è una strada alternativa, contando che il vivaio biologico più vicino si trova a 70-80 km da casa mia (e che quindi non mi sembra una soluzione percorribile).
proprio oggi un’agriturismo/scuola di campagna dei dintorni ha organizzato una giornata per lo scambio delle sementi. io stessa ho provato a tenere qualche seme, che sta già germogliando sotto i miei occhi stupiti. forse è questa la strada…

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4 Pensieri su &Idquo;con le mani sporche di terra

  1. Bentornata! La tua decisione di non acquistare quei fiori forse non avrà effetto sul bilancio finale della multinazionale, ma potrebbe averlo se messo insieme a molti altri, e parlarne qui è una delle strade per diffondere una maggior consapevolezza nelle scelte di consumo. Benvenuta primavera!

    • grazie! spero anch’io in una maggiore consapevolezza nei consumi. mi rendo conto giorno per giorno che non è facile: è molto più comodo mettere nel carrello ciò che ci propinano senza star lì a pensarci troppo. in tutto ciò una corretta informazione gioca un ruolo importante, ma richiede ovviamente uno sforzo personale…

  2. io ti ammiro… davvero.
    ed ora vorrei trovare a Roma qualcuno che venda del rabarbaro da piantare…
    quello che scrivi andrebbe diffuso a più non posso.. mi sono permessa di condividerlo su twitter e fbk.. ci credo moltissimo.
    un abbraccio
    Serena

    • Serena, grazie per essere passata di quei e per aver condiviso! per il rabarbaro, io l’ho trovato sia in un vivaio, sia nei mercatini primaverili organizzati in qualche città. come ti accennavo, mi hai fatto venire voglia di farci un post, per cui nei prossimi giorni conto di pubblicare qualcosa anche sul mantenimento della pianta (non è che sia proprio tanto esperta, ma ho visto che i miei sono ancora vivi dopo qualche anno 😉 ). a presto!

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